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giovedì, 25 maggio 2006
 

DUE PAROLE CON ROBI
E. Allooora... Siete un gruppo neo-formato e già vi mettete a fare pezzi vostri?
R. Sì, perché è ovviamente un modo più personale di esprimersi rispetto alle cover. Per quanto riguarda me, la mia intenzione è quella di comunicare qualcosa, che la mia musica comunichi qualcosa agli altri: non voglio che resti relegata al “rifacimento di pezzi altrui”, pur se ben fatto.
 
E. Raccontami la nascita di “Eclipse”: da dove salta fuori?
R. Eeeh... Allora... Diciamo che la versione embrionale di “Eclipse” risale a circa 10 anni fa. Era una versione piuttosto semplice, 4 accordi, un pezzo melodico ma molto... soft. E’ stata parcheggiata tutti questi anni in un angolo della memoria e tutto a un tratto è venuta fuori da sola, è tornata a galla. Grazie anche all’intervento di Vito e Martina si è trasformata in un pezzo più corposo, più completo.
 
E. Che te ne pare del riarrangiamento?.
R. Beh, rispetto all’ originale è un po’ cambiata... Ma sinceramente credo in meglio.
 
E. Il testo, lo sappiamo, l’ha scritto un genio.
R. Ahahahah! Il testo originale era in inglese, ora invece è in francese. Questa nuova versione è più tormentata, più “noir”: più adatta a noi.
 
E. Torniamo alle origini dei Lenoir: come e quando avete capito che potevate “girare bene” insieme?
R. Prima di incontrare gli attuali componenti della band ho provato a suonare con molte altre persone, di ogni età e provenienti da esperienze diversissime, ma con nessuno di loro è scattato quel “feeling” che ti fa capire subito, fin dalla prima nota, che puo’ “girare bene”. Alla prima prova con loro, invece, si è respirata subito un’aria diversa, l’atmosfera era di simpatia immediata: mi trovavo così a mio agio che la voce è uscita da sola, al suo meglio. Non ho avuto più dubbi. La chiamo “questione di pelle”.
 
E. Le vostre cover sono molto cross-gender. Cosa ha influenzato le vostre scelte? Perché quei pezzi?
R. Che domande puttane! ahahah! No, diciamo che ilo repertorio che abbiamo ora è il frutto delle proposte di ognuno di noi, di scelte dettate dal gusto personale. Per esempio Vito ha dato un’impronta più crossover/hard, il mio è più un rock-pop melodico... Poi Martina ha stravolto tutto con la sua passione per i Beatles!
 
E. Veniamo al demo, di ottima fattura seppure registrato in fretta e furia: racconta la sua storia.
R. (mi fulmina con uno sguardo e si gratta la testa) Che dire... Non ci abbiamo pensato seriamente fino a due giorni dalla realizzazione. Abbiamo deciso così, all’ultimo momento, di partecipare a un concorso che richiedeva l’invio di un demo e questo ci ha spinti a correre in sala registrazione. Le aspettative erano buone, però mai avrei pensato che il risultato sarebbe stato così soddisfacente! Anche perché abbiamo dovuto trovare nel giro di 48 ore un nuovo batterista, Davide, che per fortuna si è rivelato decisamente all’altezza.
 
E. Ora cosa ne farete di questo demo?
R. Lo useremo per partecipare a tutti i concorsi possibili dei prossimi 10 anni! Scherzi a parte, ne abbiamo previsto un altro per settembre, questa volta anche di pezzi nostri. Ah, ovviamente inizieremo a portare copie su copie in giro per locali, perché abbiamo bisogno di ripagarci le ore in sala prove ^_^
 
E. Milano e dintorni: cosa manca secondo te per chi fa musica?
R. Io credo che Milano sia buona per la musica, molto meglio di altre città in cui ho suonato in precedenza come Bari, Lecce o Taranto, dove ti pagano poco o nulla. La difficoltà qui sta nel fatto che è un po’ una lotta al coltello: ci sono moltissimi spazi per suonare, ma ci sono anche centinaia di bravi musicisti!
 
E. Dove ti piacerebbe suonare se potessi scegliere ora?
R. Al Trottoir! (concorso in atto, NdR) E poi alle Scimmie, al Rolling Stone... O invece, sognando un po’, direi... all’Olimpico! A New York! In Australia! Ok, mi fermo...
 
E. Il tuo sogno musicale nel cassetto?
R. Lanciare un singolo di successo seguito da un ottimo CD. E, per restare in tema di sogni... duettare con Bono :)
 
E. Finiamo in bellezza: trova un aggettivo per ognuno dei componenti dei Lenoir
R. Davide è un “tecnico”. Vito lo definirei affidabile e pignolo. Martina? Lei è la yellowPecora, non ci sono aggettivi adatti per descriverla!
nota volante dei lenoir | 20:35 |
words